Investire in azioni: è meglio l’analisi tecnica o quella fondamentale?

E’ probabilmente il dualismo che si è presentato più volte nella storia della speculazione: guardare i grafici o guardare i fondamentali? Qual è la differenza? Ci sono dei vantaggi nel fare una cosa che non ci sono nel fare l’altra? Qual è la strada migliore? In questo articolo, andiamo a descrivere in maniera breve sia l’uno che l’altro approccio, per poi definire i contorni di quelli che sono i risvolti delle due operatività.

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Le storie

Queste due metodologie di analisi vengono da molto lontano. In particolare, quella tecnica sembra essere nata intorno al 1400, quando in oriente cominciarono a segnare il massimo, il minimo, nonché il prezzo di “inizio” e di “fine” di ogni periodo, per quanto riguarda il prezzo del riso. E’ lì che si fa risalire la storia dei grafici a candele, e dell’analisi grafica in generale. Non è in realtà a quel punto -ovviamente- che la cosa è stata poi commercializzata, ma in ogni caso ci aiuta a tracciare indietro la storia di questo parametro di valutazione. L’analisi fondamentale invece nasce insieme ai primi titoli azionari, sebbene si possa affermare con un certo grado di sicurezza che moltissime considerazioni che oggi chiameremo fondamentali sono sempre state formulate per ogni tipo di investimento.

L’analisi tecnica viene sdoganata

L’analisi tecnica è stata “commercializzata” intorno alla prima metà del 1900, quando Charles Dow cominciò a pubblicare i primi scritti sull’analisi dei trend. Da lì in poi, molto è stato detto e scritto sull’analisi tecnica, che tuttora continua ad essere una delle pietre angolari di molti operatori. Il topic è inoltre stato molto ampliato anche grazie ad argomenti collaterali come ad esempio gli indicatori, gli oscillatori, e via discorrendo. In generale, da un punto di vista commerciale l’analisi tecnica ha dato il via ad un filone piuttosto produttivo che negli ultimi decenni si è riempito di parecchio materiale.

I pro e i contro dell’analisi tecnica

L’analisi tecnica offre sicuramente una serie di pro. Sebbene sia ben lontana dall’essere una scienza -anzi, ha fin troppi punti di contatto con l’arte, tanto è soggettiva-, offre delle misurazioni che sono sicuramente più oggettive rispetto a quella fondamentale. L’avvalersi dell’uso di indicatori ed oscillatori può sicuramente essere un buon punto di partenza per gettare le basi di uno studio statistico che possa darci dei riferimenti ancor più saldi. In generale, i contorni dell’analisi tecnica sono più netti, meno soggettivi, di quelli dell’analisi fondamentale. E’ sicuramente un grande plus. Di contro, l’analisi tecnica molto spesso è soggetta ad interpretazioni che vanno ben al di là di quelle che possiamo trovare nei puristi dell’analisi fondamentale e, sebbene avere tanti strumenti a disposizione sia effettivamente un vantaggio, può trasformarsi in uno svantaggio nel momento in cui siamo in difficoltà, poiché le possibilità di rimanere “incastrati” nella confusione sono piuttosto alte.

L’una esclude l’altra? No

L’analisi fondamentale ha anch’essa i suoi pro e contro. Ma in ogni caso, sebbene sia diversa dall’analisi tecnica, le due non si escludono necessariamente a vicenda. Specie per chi trada su time frame abbastanza alti, solitamente dal settimanale in su -e ricordatevi che i trader di posizione sono sempre quelli che finiscono col guadagnare di più- è normale prendere atto dello scenario economico e finanziario globale per dedurne una direzione operativa, le cui entrate ed i punti di stop loss e take profit vengono poi definiti tramite un’accurata analisi del grafico. In generale, possiamo tranquillamente affermare -e, nuovamente, ciò è valido soprattutto per i trader multiday e di posizione- che l’analisi tecnica e quella fondamentale siano compatibili ed adatte ad un uso combinato. Ma ricordate: per usarle contemporaneamente, dovete conoscerle a menadito entrambe.

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